martedì 19 settembre 2017
26.10.2012 - VALERIO GAMBACORTA

La morte in Afghanistan di Tiziano Chierotti: il giorno del cordoglio

Vestiva la divisa degli Alpini e ricopriva i gradi di Caporale. Aveva 24 anni.

Lo scontro a fuoco è avvenuto ieri a Bakwa e sono rimasti feriti altri tre militari.

Lo riferisce lo Stato Maggiore della Difesa.

Effettivo dal 2008 al secondo reggimento alpini di Cuneo, inquadrato nella brigata alpina Taurinense, il giovane era nato a Sanremo ma residente a Taggia. ''E' una disgrazia, un dolore'' ha detto alla stampa il Sindaco di Sanremo Maurizio Zoccarato.

Il caporale, ventiquattrenne, gravemente ferito all'addome, era stato trasferito dall'ospedale da campo di Farah alla struttura sanitaria di livello superiore di Camp Bastion per le cure del caso, ma è sopraggiunto il repentino aggravarsi delle sue condizioni. Quindi la notizia del decesso.

Non sarebbero in pericolo di vita gli altri tre militari coinvolti nell'evento.

Circa la dinamica dell'accaduto, secondo una prima ricostruzione sembra che la pattuglia italiana impegnata nella consueta attività di perlustrazione e messa in sicurezza del territorio sia stata colta all'improvviso dall'attacco di un gruppo di insorti. Uno scontro a fuoco in cui il gruppo italiano veniva messo sotto "scacco" dai mitragliatori degli assalitori. Dopo pochi minuti si contavano sul campo un morto tra gli insorti e quattro feriti italiani. Il caporale Chierotti il più grave.

Poi la notizia della morte.

Si allunga ad una triste striscia di 52 decessi di militari italiani il "filo rosso" delle morti in Afghanistan da quando nel 2004 l'Italia ha cominciato a fornire uomini e mezzi alla missione nel paese mediorientale.

In serata sono cominciati a fluire i messaggi di cordoglio delle più alte cariche dello Stato. La casa dei genitori in Taggia è da ieri sera meta di visite di amici e parenti che giungono a portare nei limiti del possibile una parola di conforto alla famiglia.

"Muore giovane colui che al cielo è caro.." dicevano gli antichi greci, forse per esorcizzare la "sorte", il fato dei tanti giovani morti in battaglia e lontano dalla famiglia. Proprio come il Caporale tabiese.

Una guerra, quella in Afghanistan, che continua incessantemente senza che nessun politico internazionale o italiano che sia, sappia dare date quanto meno probabilistiche su un eventuale cessazione del conflitto.

Le guerre "moderne". Lontano dagli occhi, lontano dal cuore. Ovattate. Più subdole e pericolose. Quelle in cui il dolore per la perdita fa ancora più male.

 

 

 


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