lunedì 20 novembre 2017
21.10.2011 - Enzo Barnabà

A Ponte San Luigi una targa ricorda il sacrificio di Arnaldi. Nulla ricorda Bolietto

Il 16 settembre 1944, sul far della sera, sei giovani partigiani, che sono in contatto con il comandante Max dei Groupes Francs de la Résistance, lasciano il forte di Mont-Agel, sopra Montecarlo, e si dirigono verso il territorio italiano. Vogliono effettuare una ricognizione perché hanno in mente il progetto di far saltare uno dei ponti ferroviari situati a ridosso della frontiera: temono che i tedeschi, che sono appena stati cacciati da Mentone, possano ritornare. Sono Jean Bolietto, un artigiano del Cannet (Alpi Marittime) di origini astigiane che ha 29 anni e che una testimone descrive come un “bel ragazzo dall’aria seria e disincantata”, Marcel Fousse detto « Marc Murat », sua moglie Elia, Toto e Raymond. Con loro c’è Joseph Arnaldi, detto Jojo, uno studente nizzardo di soli 18 anni che sono andati a recuperare a Mont-Agel, perché si intende di esplosivi. La ragazza viene lasciata al posto di comando delle Forces françaises de l'intérieur di Mentone, mentre i giovani penetrano nel territorio italiano controllato dai tedeschi. Nel pendio che si trova tra l’Aurelia e la ferrovia, all’altezza del bar La Grotta, a un paio di centinaia di metri dalla frontiera, si produce il dramma: Bolietto salta su una mina e ha le due gambe sezionate all’altezza della coscia, Arnaldi viene ucciso da pallottole provenienti dalle parti di villa Voronoff che lo colpiscono al ventre, mentre gli altri riescono a fuggire e a raggiungere la ragazza che a lungo ha udito fischiare pallottole provenienti dal territorio italiano. Una settimana dopo, il padre di Jojo riesce a recuperare il corpo del figlio; quello di Bolietto rimane invece insepolto: ciò che ne resta verrà inumato solo molti mesi dopo, a guerra finita.

Nel 1946, la via del quartiere nizzardo di Saint-Roch in cui abitava la famiglia Arnaldi viene intitolata a Joseph, così come lo slargo della parte francese di Ponte San Luigi. Scelte opportune dato che Jojo era stato un ragazzo fuori del comune: aveva iniziato l’impegno resistenziale già nel 1942 quando, a 16 anni, aveva creato un gruppo composto da alunni del liceo Massena da lui frequentato. Un gruppo che si distingue per la produzione e la diffusione di stampa clandestina, così come per la raccolta di informazioni e di armi. Durante un’azione, nel giugno 1944, quattro dei suoi membri vengono arrestati e fucilati per rappresaglia a Saint-Julien du Verdon. Jojo è prostrato, ma trova la forza di costituire un nuovo gruppo. Partecipa attivamente ai combattimenti per la liberazione di Nizza ed è a lui che il 29 agosto il comandante Ro impartisce l’ordine di attraversare il fiume Var per andare ad informare gli alleati che i nazifascisti hanno abbandonato la città.

Jean Bolietto discendeva da una famiglia proveniente  da Aramengo (AT). Era nato a Montgeron, nella periferia parigina, il 21 aprile 1915 ed aveva seguito i genitori quando si erano trasferiti al Cannet. Lavorava con il padre, titolare di una piccola ditta di riscaldamento. Prima dell’azione che gli costò la vita aveva militato nel gruppo partigiano Vahanian-Roussel che operava nella zona di Cannes probabilmente avuto parte attiva nella resistenza delle Alpi Marittime.

Una lapide posta a sinistra del triangolo bianco che segna il confine a Ponte San Luigi ricorda il sacrificio di Arnaldi. Nulla ricorda invece Bolietto. Ed è un’ingiustizia: i due giovani morirono insieme e per la stessa causa. A destra del triangolo c’è posto per un’altra lapide che sarà presto posta per iniziativa del Comune di Ventimiglia, dell’ANPI e della SOMS di Grimaldi.

Enzo Barnabà

 

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